Nuovi vincoli lavoristici europei nel diritto del lavoro italiano

E’ stata approvata in via definitiva dalla Camera dei deputati e dal Senato della Repubblica la legge n. 161 del 30 ottobre 2014, contenente Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea - Legge europea 2013-bis (14G00174).

Si ricorda che gli atti giuridici dell’UE sono di due tipi: atti legislativi e atti non legislativi.

Gli atti legislativi sono la legge europea e la legge quadro europea. Proprio come il regolamento, la legge europea è direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri e non richiede alcun recepimento nel diritto nazionale, se non un obbligatorio adattamento delle previgenti normative. . . .

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Interventi per il rilancio dell'occupazione nel pubblico impiego

Il Governo Renzi, affrontato il problema “lavoro” nel settore privato con il Decreto Poletti, interviene anche nel pubblico impiego, con un decreto legge entrato in vigore già il 25 giugno 2014 e frutto di un proficuo scambio tra più settori, Ministro per la semplificazione e  la  pubblica  amministrazione, Ministri  dell'economia  e  delle  finanze,   della giustizia, per gli affari regionali  e  le  autonomie,  dell'interno, dello sviluppo  economico,  delle  politiche  agricole  alimentari  e forestali,  delle  infrastrutture  e  dei  trasporti,  della  salute, dell'istruzione, dell'università e della  ricerca  e  del  lavoro  e delle politiche sociali.

Il decreto in commento intende introdurre misure per una razionale utilizzazione dei pubblici dipendenti e punta anche ad un efficiente ricambio generazionale. . . .

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Lo chiamano Jobs Act ...

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri del 12 marzo 2014, il 20 marzo 2014 viene pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 66 il cd. Jobs Act, ovvero il decreto legge n. 34/2014 contenente Disposizioni urgenti per favorire il rilancio dell’occupazione e per la semplificazione degli adempimenti a carico delle imprese.

Intanto, suscita già critiche il fatto che, per l’ennesima volta, un provvedimento di estrema importanza venga disposto per mezzo di un decreto legge deliberato dal Consiglio dei Ministri su proposta del Presidente del Consiglio e del neo insediato Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Un provvedimento di possibile considerevole rilevanza per il paese viene elaborato da un’oligarchia imperante a fronte di un Parlamento dissestato, polemico e lungi dal concentrarsi su proposte di legge serie e costruttive.

Questo ricorso ormai abusato al decreto legge è ben noto da anni: il mercato del lavoro vive in permanente stato di necessità ed urgenza e con questo pretesto i “pochi” propongono progetti di legge imponendo solo il loro punto di vista, spesso ottuso, auto convincendosi che con questi provvedimenti minimali si crei nuova occupazione. . . .

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La necessita' di proteggere il ruolo sociale dell'Ispettorato del lavoro e la crisi economica

 

  • Le imprese non ce la fanno più, gli operai non ce la fanno più, nessuno ce la fa più…
  • 5 anni fa m’hanno terrorizzato questi meravigliosi ispettori del lavoro. Poi sono stato assolto per non avere commesso il fatto…
  • Ci hanno fatto chiudere gli ispettori del lavoro… Ho dimostrato in giudizio di essere in regola, sono stata assolta.

 

Sono solo alcune delle tante pesanti denunce cittadine contro un rigido sistema normativo che da qualche tempo, in concomitanza con la devastante crisi economica, sta portando all’esasperazione il sistema delle imprese italiane, con tutte le gravose conseguenze sul piano occupazionale.

Le domande da porci sono numerose. . . .

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Partire dai dati per conoscere la generale convergenza delle imprese verso il contratto a termine

Attraverso diversi strumenti è stato possibile effettuare il monitoraggio dei fabbisogni occupazionali delle imprese italiane da gennaio 2013 nonché il rilevamento della tipologia contrattuale maggiormente utilizzata nell’instaurazione dei rapporti di lavoro, soprattutto a partire dall’entrata in vigore della legge n. 92/2012.

Tra questi strumenti vanno certamente rammentati il rapporto delle Comunicazioni Obbligatorie, il rapporto ISTAT, il rapporto EXCELSIOR, il rapporto ISFOL, il rapporto CNEL, il rapporto EURISPES. . . .

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