ALLA FONTE - La Persona al centro

<La “dignità” è una parola-chiave che ha caratterizzato la ripresa del secondo dopo guerra. La nostra storia recente si contraddistingue per l'indubbia centralità della promozione della dignità umana contro le molteplici violenze e discriminazioni, che neppure in Europa sono mancate nel corso dei secoli. La percezione dell'importanza dei diritti umani nasce proprio come esito di un lungo cammino, fatto anche di molteplici sofferenze e sacrifici, che ha contribuito a formare la coscienza della preziosità, unicità e irripetibilità di ogni singola persona umana. Tale consapevolezza culturale trova fondamento non solo negli avvenimenti della storia, ma soprattutto nel pensiero europeo, contraddistinto da un ricco incontro, le cui numerose fonti lontane provengono «dalla Grecia e da Roma, da substrati celtici, germanici e slavi, e dal cristianesimo che li ha plasmati profondamente», dando luogo proprio al concetto di “persona”.

Oggi, la promozione dei diritti umani occupa un ruolo centrale nell'impegno dell'Unione Europea in ordine a favorire la dignità della persona, sia al suo interno che nei rapporti con gli altri Paesi. Si tratta di un impegno importante e ammirevole, poiché persistono fin troppe situazioni in cui gli esseri umani sono trattati come oggetti, dei quali si può programmare la concezione, la configurazione e l’utilità, e che poi possono essere buttati via quando non servono più, perché diventati deboli, malati o vecchi.

Effettivamente quale dignità esiste quando manca la possibilità di esprimere liberamente il proprio pensiero o di professare senza costrizione la propria fede religiosa? Quale dignità è possibile senza una cornice giuridica chiara, che limiti il dominio della forza e faccia prevalere la legge sulla tirannia del potere? Quale dignità può mai avere un uomo o una donna fatto oggetto di ogni genere di discriminazione? Quale dignità potrà mai trovare una persona che non ha il cibo o il minimo essenziale per vivere e, peggio ancora, che non ha il lavoro che lo unge di dignità?

Promuovere la dignità della persona significa riconoscere che essa possiede diritti inalienabili di cui non può essere privata ad arbitrio di alcuno e tanto meno a beneficio di interessi economici.>

(Strasburgo, Parlamento Europeo, 25 novembre 2014 - dal discorso del Santo Padre Francesco)

Ho reso soltanto una coppia di passaggi del denso intervento di Papa Francesco al Parlamento Europeo, intervento che merita di essere letto nella sua integralità.

Il discorso è rivolto a tutti, cristiani e non.

Disponiamo della facoltà per voltare le spalle e tirare avanti nel nostro cammino, prenderne atto come evento storico, non lasciarci implicare.

In verità, ritengo, da giurista (cattolico) che ogni scienziato del diritto, ogni operatore, non possa non venire trafitto al cuore.

Ogni parola ci dirige all'essenziale, al concetto del diritto, alla sua natura, al suo nascere.

Commentiamo pronunce, sentenze, ordinanze, leggi, decreti con dovizia. Siamo iper-informati sugli ultimi orientamenti della Suprema Corte, sulle circolari dei Dicasteri, sul processo civile telematico, sul cd. jobs act.

Per giorni, sui quotidiani, si è parlato del canone Rai, sul se e sul come esigerlo in una bolletta elettrica. Fiumi di inchiostro, pagine di interviste.

Tutto consentito, per carità.

Credo che, ancora una volta, abbiamo dimenticato ciò che fonda il nostro vivere in una comunità, nella società civile, in ogni Paese del mondo.

Mancante di un concetto di Persona, il diritto non avrebbe alcun senso. Provvedimenti e decisioni, legislative o giudiziarie, sono declinazioni di questo concetto, non il contrario,

Il diritto non costruisce una Persona, ne è al servizio.

Rischiamo di perdere la bussola o, peggio, di stravolgere l'equazione.

Si può parlare dell'articolo 18, ma se non si ha chiaro un metro fondativo di riferimento , si rischia di fare semplice informazione.

Si può parlare delle riforme fiscali (una delle quali appena pubblicata in Gazzetta), con riassunti precisi, con stile piacevole. Ma è sempre notizia.

Sono un avvocato, non posso trascurare che sui banchi delle Università che ho frequentato, prima di imparare il diritto del lavoro o il diritto tributario, ho assimilato che esiste qualcosa che precede qualsivoglia specialità.

Non desidero offendere alcuno, sia chiaro. Mi risulta che oggi, in qualche scranno, i testi di filosofia del diritto siano sostituiti da qualche leggera dispensa.

Si tratta di sensibilità.

Quando vengo a conoscenza (e verifico) che un detenuto, in attesa di giudizio, nella sua cella dorme tra i topi e gli scarafaggi, con l'umidità che gli spezza le ossa, vede il cielo da un buco nel muro, non ha la carta igienica per pulirsi e gli viene dosato pure il sapone, mi indigno. Ancor di più, se, pur condividendo l’urgenza per evitare danni maggiori, il legislatore, sulla promessa di rivedere l’intero impianto normativo, ha “monetizzato” il trattamento contrario alla sua dignità. Lo Stato risarcisce (se di risarcimento possiamo tecnicamente affermare), la violazione stabile che, legislativamente, ammette. Ponendo a carico dell’istante, una prova diabolica.

Quando un papà, per un provvedimento non condivisibile di un Tribunale e in attesa di revisione, è costretto a dormire in un centro di accoglienza, a fare un solo pasto al giorno a Genova presso i Frati Francescani, a vedere il figlio ad ore e giorni determinati in un parco giochi, scusate, mi indigno.

Quando un rifugiato, per evitare la morte, lascia il proprio Paese di nascita e si avventura in un viaggio della speranza e trova ostacoli di ogni genere pagando le colpe di qualche altro che rifugiato o profugo non è, mi indigno. Ancor di più quando mi si documenta, con fotografie, lo stato di bimbi malati e denutriti che, salvati, sorridono ai nostri marinai o volontari; mentre, secondo altre correnti di pensiero che rispetto ma non posso accogliere, per ragioni economiche quelle vite, quella vita umana, non avrebbe meritato altro che un respingimento. Ecco la vita oggetto, ecco la Persona comparabile con ragioni o fatti economici e monetari. Un pensiero che l’Europa deve, con fermezza, scacciare.

Francamente, di fronte a tale sdegno, il problema di come inviare la "bustina" telematica con gli atti processuali e le disamine che ne seguono, mi lascia indifferente. È un problema risanabile; ciò che non è rimediabile, se non in seguito un’effettiva presa di coscienza, è l'indifferenza.

Partecipiamo di una proiezione dell'Europa finanzio-centrica: prima di tutto il bilancio in regola, mi raccomando.

L'Italia? Va bene così, ma fino a marzo. Poi si vedrà.

Facciamo le riforme. Anzi, fate le riforme, altrimenti non si esce dalla crisi.

Perdonate, stiamo riformando quello che abbiamo già riformato. Norme su norme. Senza che sia concesso tempo per un’implementazione.

Per la severa Commissione, va bene così. Abolire per semplificare, a costo zero, mi raccomando!

Il povero, sul ciglio della strada o nell'atrio della stazione ferroviaria centrale di Milano, può restare dove si trova. Come il detenuto. Come il papà dal cuore spezzato perché non ha fatto nulla, anela solo di amare il suo bambino, educarlo, ascoltarlo, abbracciarlo, ridere insieme a lui.

Un diritto senza speranza, un diritto che vede l'uomo come un oggetto da regolare nelle sue condotte è un diritto morto.

La settimana scorsa mi trovavo con un amico.

Squilla il suo cellulare, una breve conversazione, un lungo silenzio e una profonda tristezza.

Mi dice "era R., non apre più, lascia le chiavi al proprietario".

Un ottico, figlio di una generazione di ottici illustri, dopo la seconda alluvione che ha distrutto tutti i macchinari di precisione e la merce dell’opificio, chiude i battenti.

Uno dei tanti, si dirà.

Per noi, un amico.

Alla prima alluvione ha resistito, ha fatto la sua bella domandina alla Regione e al Comune corredata di foto e perizie, disponendosi in coda per il contributo stanziato e promesso. Ha atteso, nel frattempo ha chiesto e ottenuto un finanziamento bancario e ha riaperto.

Tutto a nuovo.

Seconda alluvione. Un metro e settanta centimetri di fango. Tutto avvolto nel limo, tutto da buttare via.

Il contributo non è mai giunto, resta la rata mensile del finanziamento e l'impossibilità di riceverne un secondo.

Ha chiuso tutto, ha restituito le chiavi alla proprietà. Si è messo sul mercato, cerca lavoro come dipendente. Sono sicuro che lo troverà, magari a “termine” con rinnovi illimitati.

In barba alla riforma, della riforma della riforma. Tanto per, come si dice, "semplificare" il ragionamento.

Grazie Santo Padre per avere rammentato, nelle stanze di Strasburgo, che sussistono una dignità, dei diritti inalienabili, una vita e che la Persona non è un oggetto economico o l'oggetto del diritto, ma il suo soggetto.

Eravamo troppo impegnati a commentare particolari e declinazioni. Ci siamo dimenticati l'essenziale.

Avevamo smarrito il percorso e parte di noi stessi.