La camicia di Berlino

Mi è giunto per caso tra le mani, in un’incursione nelle dimore di una biblioteca, un libretto, assai sciupato, stampato nel 1948 che contiene la traduzione italiana del famoso volume del noto professore di Yale "The Money Illusion", testo dato alle stampe nel 1928 e che suscitò e solleva ancora controversie e critiche.

Fisher, scomparso nel 1947, fu un autore assai prolifico, un economista intelligente e un divulgatore molto pratico. Narra lui stesso di un incontro con Benito Mussolini, il quale lo ascoltò con vivo interesse, secondo quanto descritto in una lettera indirizzata alla moglie, mentre operava rassegna delle teorie composte sulla stabilizzazione monetaria in Europa. Non lesinò di frequentare le Cancellerie, le Università, di organizzare pubblici incontri, per descrivere, con toni semplici ed esempi arguti, quello che definiva un male strisciante: il danno cagionato dall'oscillazione della moneta (il dollaro in particolare, ma non solo) alle imprese, ai cittadini, agli investitori e agli Stati.

Mi limito, come di consueto, ad un approccio di stimolo, non disponendo della facoltà di prolungarmi oltre i limiti di un post, per aggredire, in modo scientifico, i principi teoretici elaborati dall'Autore.

Muovo da un ricordo che Fisher riporta nelle prime pagine del testo: una conversazione con una donna che teneva bottega nei sobborghi di Berlino e che gli vendette una camicia ad un prezzo conveniente, a dispetto dell'inflazione e della perdita di potere di acquisto del marco, moneta tedesca circolante all'epoca. Spiega l'Autore come, di fronte alla domanda sul perché cedesse ad un prezzo così basso l'oggetto, la camicia replicò, con impostazione certa, di aver comunque lucrato un guadagno, per averla acquistata, tempo addietro, ad un costo inferiore.

In verità, Fisher, con l'ausilio di una tavola, mette in luce come, nella concretezza, la donna non aveva realizzato alcun utile, si stava ingannando, a cagione della nube della "illusione monetaria", nube sottile che le aveva oscurato il giudizio. I marchi spesi per comprare la camicia, invero, non erano gli stessi marchi che stava ricevendo per la vendita. L'inflazione monetaria, non percepita contabilmente dalla camicia, le stava occultando una perdita in termini reali!

Così accadeva in ogni settore, in ogni angolo della vita economica di un Paese. E pochi, a giudizio di Fisher, parevano avvertire detto fenomeno, oltremodo pericoloso e iniquo.

Creditori e debitori, azionisti ed obbligazionisti, commercianti e salariati, tutti venivano colpiti dal male oscuro.

Quale rimedio, allora?

Prima di ogni cosa, divulgare l'inganno, con ogni strumento utile.

Una volta acquisita adeguata consapevolezza del meccanismo, i farmaci potevano essere diversi, sol che si fosse accettata la necessità di monitorare, con appositi indici, il reale valore delle merci scambiate.

Anche i critici, coloro che giudicano le idee di Fisher molto semplicistiche e poco razionali, (the dance of dollars!), non possono negare l'indubbio contributo che il professore di Yale recò alla scienza economica, riscoprendo gli imprescindibili legami con le scienze statistiche e matematiche.

I Governi, qualora si fossero dotati di indici affidabili, avrebbero potuto far fronte all'instabilità della moneta, adottando le opportune contromisure: si trattava, in maniera meno sofisticata, delle analisi che oggi conducono le Banche Centrali, soprattutto la Fed, al fine di prevenire (quando possibile) o di ristabilire, a posteriori, condizioni di mercato stabili.

Più sono affidabili i baskets da cui traggono fonte gli indici, maggiori sono le probabilità di un intervento efficace e non spiazzante o sproporzionato ad opera degli organismi governativi.

In fondo, il QE della Fed, le immissioni di liquidità della BOJ, i decisi acquisiti da parte della BCE, sono, nelle loro intenzioni dichiarate e nei doverosi distinguo, strumenti diretti ad accompagnare la crescita reale, fornendo il giusto supporto monetario alla domanda. Come, all’opposto, misure restrittive. In un'ottica di fine tuning (keynesiana).

Anche se, come si può constatare e come sempre mi perito di avvertire, la realtà, molto spesso, è discorde dalle dottrine, per ragioni che, in questi anni e nella storia trascorsa, anche meno attuale, abbiamo avuto modo di intendere.

Buona lettura.