Mediazione civile e commerciale - Per un approccio culturale

Tra qualche giorno rientra in campo la mediazione obbligatoria così come riformata dopo l'intervento demolitorio della Corte Costituzionale.

In queste settimane ho seguito con interesse le diverse opinioni espresse da più parti, anche con toni accesi; un dibattito che considero positivo e che auspico prosegua. Mediazione sì, mediazione no, solo facoltativa e non obbligatoria, sono stati i temi più in voga.

Lo spettro di operatività delle soluzioni alternative al giudizio presente nella riforma è ampio e interessa cittadini e imprese.

Non desidero entrare nel merito delle diatribe giuridiche; desidero spostare il focus nella direzione di un approccio culturale che investa i protagonisti tutti: avvocati, mediatori, magistrati, parti.

Nel nostro Paese credo siano ancora molti i passi da compiere per una comprensione non "giuridicizzata" di una disputa, in confronto, soprattutto, con i Paesi di common law.

Ritengo che questo approccio - culturale - sia l'unico che consenta a tutti gli operatori di trovare una base comune da cui muovere per dibattere se quella tale disposizione giuridica vada rivista o sostituita o se vada cancellato l'intero apparato normativo in tema di mediazione. Un approccio di cultura personale e sociale che precede quello giudico.

Disponiamo di diversi Organismi indipendenti di soluzione delle controversie in ambiti disparati: nei rapporti bancari, nei rapporti societari, nei rapporti con la Pubblica Amministrazione in genere; frutto di calibrati interventi di carattere legislativo o regolamentare seguiti (o preceduti) da codici di autodisciplina volontari predisposti dai diversi soggetti coinvolti.

Oggi se la banca, faccio solo un esempio, rifiuta di chiudere un rapporto di conto corrente o revoca senza preavviso e senza motivazione di urgenza una linea di fido, posso, come imprenditore, serenamente e con un piccolo esborso o gratuitamente, rivolgermi ad Autorità che, in assoluta indipendenza e con sicura professionalità, esamineranno il caso in tempi brevi.

Molto spesso, quasi per istinto, se insorge un conflitto siamo portati ad immaginare, come sede per la soluzione, l'aula di un Tribunale. Ci viene spontaneo forse quale frutto e conseguenza di una vision della lite come uno scontro processuale, una battaglia tra legali a colpi di atti di citazione, ricorsi, memorie.

L'impresa 2.0 deve cogliere questo momento, questa riforma, come uno spunto di riflessione.

C'è stato un tempo, non ancora trascorso, in cui l'impresa, di fronte ad un evento giuridico critico da affrontare - civile, penale, tributario, amministrativo - operava esternalizzando le decisioni a favore di professionisti terzi, senza prima avere compiuto una minima analisi rischio-benificio (la più banale analisi che mi viene in mente). Il parere del professionista veniva assunto sic et simpliciter e recepito come fatto non discutibile.

Il conflitto che nasce al di fuori dell'azienda e che ha una controparte necessaria, deve essere prima compreso e poi gestito; la prima fase, quella della comprensione, è eminentemente culturale.

Acquisire questa consapevolezza è importante così come è importante decidere se introdurre nella produzione quel prodotto o entrare in un nuovo mercato..

Mediazione dei conflitti, si badi, non significa rinunciare a far valere le proprie ragioni; significa verificare se queste ragioni possano essere portate a confronto con opposte ragioni in un'ottica di dialogo.

E' questo che intendo come cultura del conflitto, come mediazione.

Ci potranno aiutare, nella comprensione, consulenti con una preparazione specifica e non solo giuridica, che sappiano vedere il conflitto come un fatto naturale nella società che si può interpretare e gestire con approcci che nulla hanno a che vedere con fascicoli processuali ed ufficiali giudiziari.

Il semplice recupero di un credito, per esempio, oggi - almeno a voler accettare le statistiche e i dati forniti da diverse fonti - viene percepito dall'impresa creditrice come una corsa contro il tempo per ottenere un'ingiunzione, eseguirla e così via. Le cancellerie dei nostri Palazzi di giustizia sono invase da ricorsi per ingiunzione, da opposizioni, da pignoramenti.

Anche un credito da recuperare, un credito dovuto, documentato e scaduto, guardiamolo con occhi diversi, gli occhi della mediazione; come si usa dire, "mediamolo".

E così per ogni altro conflitto.

L'occasione del ritorno della mediazione potrebbe costituire un'opportunità, un valore su cui riflettere per calibrare l'organizzazione e i sistemi di decisione interni alla nostra impresa.

Se non ci abbiamo ancora pensato forse è venuto il momento di farlo, coinvolgendo tutta la struttura manageriale.

Questo per me, come per molti altri, significa mediazione; lungi, quindi, da un insieme di norme più o meno adeguate al contesto.

Un modo di pensare, un modo di gestire, uno stile insomma.