Quattro passi tra gli studi di settore - la Circolare 23 delle Entrate e i nuovi correttivi

Con la Circolare numero 23 del 15 luglio 2013 l'Agenzia delle Entrate spiega i correttivi introdotti agli studi di settore per il periodo di imposta 2012 e le modalità di concreta applicazione.

Le novità più importanti che si possono segnalare riguardano:

- la revisione di 68 studi di settore (dei 69 vigenti): 12 riguardanti attività manifatturiere, 24 relativi ad attività collocabili nel settore dei servizi, 12 riferibili ad attività professionali, 21 relativi ad imprese che operano nei settori commerciali.

- l'adeguamento di tutti i 205 studi di settore utilizzabili alla luce della particolare congiuntura economica dell'anno 2012 mediante una particolare valutazione di incidenza nei diversi settori e l'introduzione di correttivi;

- l'analisi del fattore territoriale attravverso l'utilizzo dei dati forniti ed elaborati all'OMI (Osservatorio sul Mercato Immobiliare);

- l'individuazione delle "aree gravitazionali" in riferimento al settore commerciale di cui allo studio VM05U a seguito della presenza di Factory Outlet Center, mediante l'utlizzo di tecniche di rilevamento delle distanze e dei tempi di percorrenza;

- la conferma degli indicatori di coerenza economica individuati per l'anno 2011 con la correzione di alcune anomalie riscontrate sulle rimanenze finali e/o sulle esistenze iniziali di relative ad opere, forniture e servizi di durata ultrannuale e sui costi o ricavi di prodotti soggetti ad aggio fisso (o ricavo fisso);

- l'introduzione di un indicatore specifico che consente di individuare la presenza di beni strumentali qualora non indicati nei dati strutturali;

- l'introduzione di nuovi indicatori di coerenza economica per alcuni studi relativi alle attività di impresa, di un correttivo per quattro studi riguardanti le attività professionali e di due correttivi per lo studio VG68U. Meritano citazione, in estrema sintesi, l'indicatore "margine per addetto non dipendente", l'indicatore "indice di copertura del costo per il godimento di beni di terzi e degli ammortamenti", l'indicatore "resa del capitale rispetto al valore aggiunto lordo" in riferimento alle imprese; il correttivo "Tempo e Spese" per le stabili collaborazioni al fine di valutare, in misura più puntuale, la parte di stima dei compensi relativi a prestazioni residuali, quanto alle attività professionali; i correttivi "costo per carburanti e lubrificanti" e "collaboratori dell'impresa familiare e coniuge dell'azienda coniugale e familiari diversi quanto allo studio VG68U (trasporto merci su strada e servizi di trasloco);

- l'applicazione di modelli "misti" per valorizzare gli elementi territoriali su base regionale e comunale;

- l'individuazione di quattro tipi di correttivi e le loro modalità di applicazione in riferimento alla congiuntura economica: modifica del funzionamento dell'indicatore di normalità economica "durata delle scorte", correttivi specifici per la crisi, correttivi congiunturali di settore, correttivi congiunturali individuali. 

Il documento di prassi spiega i casi di non applicabilità degli studi e la retroattività degli stessi a favore del contribuente motivata da una maggiore precisione rispetto a quelli elaborati in precedenza. Ribadisce la cd. "centralità del contraddittorio" facendo richiamo espresso al consolidato orientamento della giurisprudenza della Suprema Corte  che valorizza la posizione del contribuente.

Innovata anche la modulistica e il software GERICO come conseguenza delle modifiche introdotte.

Si tratta di uno sforzo compiuto con la partecipazione delle associazioni di categoria che merita apprezzamento e che soddisfa sia riguardo alla metodologia utilizzata sia riguardo agli elementi che sono stati presi a riferimento.

Vorrei ricordare come, prima di tutto, gli studi di settore sono uno strumento di auto-valutazione a disposizione dell'impresa, in un'ottica di analisi dei fattori che hanno determinato il risultato di esercizio ovvero singole voci.

Non debbono spaventare il contribuente o portare, come di solito accade, ad un adeguamento immediato alle risultanze di GERICO. Il contribuente ha l'obbligo, di fronte all'Erario, di "dire la verità" ossia di riportare fedelmente la propria situazione patrimoniale ed economica anche se dovesse risultare, alla verifica, non congruo o non coerente.

Gli studi di settore costituiscono delle presunzioni relative, superabili quindi dal contribuente onesto con prove concrete da esibire in sede di contraddittorio con il Fisco; presunzioni molto più affidabili riguardo ai parametri utilizzati dal Fisco prima dell'introduzione dei medesimi. Da soli, come confermato dalla giurisprudenza, non possono portare a giustificare l'accertamento di maggiori imposte a seguito di rettifica di ricavi o di costi: restiamo nell'ambito di un accertamento analitico (parziale) induttivo in cui non opera alcuna presunzione legale.

Da ultimo, vorrei notare come sia più facile per il Fisco contestare, come è avvenuto e continua a verificarsi, l'ipotesi in cui il contribuente, in luogo di dichiarare il vero, sistematicamente (per due o tre anni consecutivi) si "appiattisca" sulle risultanze degli studi e calcoli le imposte prendendo a base gli stessi; si tratta di condotta fraudolenta e spesso difficile da nascondere. Non basta "adeguarsi" per dormire "sonni tranquilli"!