Legge e Consapevolezza

E’ tornato di attualità, in queste settimane, il tema del numero delle leggi e degli atti aventi forza di legge in corso nel nostro Paese e che, nel tempo, si sono ammassati tramite un processo di stratificazione.
Non vi è concordia sulla stima degli atti che riguardano e disciplinano la nostra vita quotidiana, principalmente a motivo della disparità delle fonti di produzione: Parlamento, Stato, Regioni, Unione Europea e così via.
Centri differenziati che rendono impossibile conseguire, per chi sia interessato a rilevazioni statistiche, un dato affidabile.
Come di consueto, mi sono fatto parte diligente nel riscontrare se, almeno in via di approssimazione, un computo fosse possibile.
Ho consultato i siti del Governo, di alcune Istituzioni e ho preso contatto diretto con la Segreteria della Commissione Bicamerale permanente per la Semplificazione, dopo averne esaminata la pagina web. . . .

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Il declino dei Parlamenti nell'epoca mediatica

Mai come in questo tempo da più parti si levano voci autorevoli che stigmatizzano l'indebolimento dei Parlamenti nazionali.

Non si tratta di un fenomeno soltanto italiano bensì mondiale, salvo rare eccezioni.

Sorti come espressione di sovranità del popolo, di rappresentanza democratica delle diverse classi sociali, di elaborazione politica, vanno perdendo quel ruolo propulsivo e di garanzia, vanno smarrendo la loro identità costitutiva.

La percentuale delle leggi approvate mostra, senza equivoci, come l'iniziativa dei singoli componenti o quella popolare sia minimale, a favore dell'iniziativa dei Governi.

Nulla di male, spettando ai Governi, nelle competenze delle varie Carte Costituzionali, esprimere l'indirizzo politico e quindi legislativo per condurre in porto tutte quelle misure necessarie per il bene di un popolo, di una nazione.

Vi è un nodo, su cui diversi giuristi si interrogano a livello sovranazionale. . . .

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ALLA FONTE - La Persona al centro

<La “dignità” è una parola-chiave che ha caratterizzato la ripresa del secondo dopo guerra. La nostra storia recente si contraddistingue per l'indubbia centralità della promozione della dignità umana contro le molteplici violenze e discriminazioni, che neppure in Europa sono mancate nel corso dei secoli. La percezione dell'importanza dei diritti umani nasce proprio come esito di un lungo cammino, fatto anche di molteplici sofferenze e sacrifici, che ha contribuito a formare la coscienza della preziosità, unicità e irripetibilità di ogni singola persona umana. Tale consapevolezza culturale trova fondamento non solo negli avvenimenti della storia, ma soprattutto nel pensiero europeo, contraddistinto da un ricco incontro, le cui numerose fonti lontane provengono «dalla Grecia e da Roma, da substrati celtici, germanici e slavi, e dal cristianesimo che li ha plasmati profondamente», dando luogo proprio al concetto di “persona”. . . .

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La camicia di Berlino

Mi è giunto per caso tra le mani, in un’incursione nelle dimore di una biblioteca, un libretto, assai sciupato, stampato nel 1948 che contiene la traduzione italiana del famoso volume del noto professore di Yale "The Money Illusion", testo dato alle stampe nel 1928 e che suscitò e solleva ancora controversie e critiche.

Fisher, scomparso nel 1947, fu un autore assai prolifico, un economista intelligente e un divulgatore molto pratico. Narra lui stesso di un incontro con Benito Mussolini, il quale lo ascoltò con vivo interesse, secondo quanto descritto in una lettera indirizzata alla moglie, mentre operava rassegna delle teorie composte sulla stabilizzazione monetaria in Europa. . . .

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La legge degli sbocchi

Le tesi classiche di Adam Smith esposte nel suo famoso testo "La ricchezza delle nazioni", vennero, nel corso del tempo, assunte e divulgate da altri economisti che, in contegno e prospettiva differenti, si trovarono a difendere il principio del libero mercato dalle critiche che sorgevano, quasi spontaneamente, tra le pieghe delle lacune che si palesavano, guardando la realtà, in progressiva evidenza.

Nei primi anni del 1800, come è noto, l'Inghilterra si trovò a vivere una profonda crisi economica e sociale: crollo dei consumi, caduta dei salari, domanda insufficiente, disoccupazione, povertà.

Per gli autori classici, ostili ad ogni intervento statale, la spiegazione non poteva rinvenirsi nell'inefficienza del mercato bensì altrove, in ragioni che esulavano dal campo economico, almeno in maggior parte. . . .

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