Annullamento di una adozione, DECU CASE OF ZAIEŢ v. ROMANIA 24 March 2015

Questa è il primo caso in cui la Corte ha dovuto prendere in considerazione l'annullamento di un’adozione in un situazione in cui la madre adottiva era deceduta e la figlia adottiva aveva da tempo raggiunto l’età adulta.

Il fatto. Due ragazzine venivano adottate da una donna, cittadina rumena: la ricorrente veniva adottata all’età di 17 anni e l’altra poco dopo.

La madre adottiva muore lasciando in eredità alle due sorelle 10 ettari di foresta.

Alla morte della madre adottiva, la sorella della ricorrente, anche lei adottata, aveva contestato l’adozione dell’altra sorella, ritenendo che fosse avvenuta per soli motivi economici. Le autorità rumene le avevano dato ragione arrivando addirittura ad annullare, dopo 31 anni, il provvedimento di adozione. La donna, vedendosi negato il suo titolo di erede in conseguenza all’annullamento del provvedimento di adozione, ricorre davanti  alla CEDU sostenendo che l’adozione è tutelata dall’articolo 8 della Convenzione europea che assicura il diritto al rispetto della vita privata e familiare: l'annullamento della sua adozione era stata un'intrusione arbitraria e sproporzionata nella sua famiglia e nella sua vita in quanto aveva vissuto con la madre adottiva fin dall'età di nove anni e che la loro relazione era basata su affetto, responsabilità e sostegno reciproco. Basandosi anche sull'articolo 1 del Protocollo n°1 (protezione della proprietà), aveva, giustamente, lamentato che, dopo l'annullamento della sua adozione, aveva perso il diritto ad ereditare cinque ettari di foresta. La Corte EDU ha rilevato che una misura così radicale come l’annullamento di un’adozione doveva essere supportata da motivi pertinenti e sufficienti: la decisione di annullamento in questo caso era stata vaga e in ogni caso, l'annullamento di un'adozione non doveva nemmeno essere presa in considerazione come misura contro un bambino adottato.

La Corte, inoltre, ha chiarito che anche se vi sono elementi per credere che l’adozione sia avvenuta in modo fraudolento, l’interesse del minore deve rimanere in primo piano nella valutazione delle conseguenze dell’atto illecito così come vanno tenuti nella massima considerazione i legami consolidati. La Romania ha così violato l’obbligo di assicurare il pieno rispetto dei legami familiari con un’ingerenza di particolare gravità attraverso la rimozione di un vincolo che era durato ben 30 anni. L’ingiustificato annullamento del provvedimento, in sostanza, è servito solo a tutelare i diritti ereditari di una parte. Pertanto, la Corte ha accertato la violazione dell’articolo 8 della Convenzione e dell’articolo 1 del Protocollo n. 1 sul diritto di proprietà, riconoscendo un indennizzo di 30mila euro.  

 


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