Sul diritto dell'adottato a conoscere le proprie origini biologiche

L'Assemblea della Camera ha approvato, giovedì 18 giugno 2015, un testo unificato di alcune proposte di legge, finalizzato ad ampliare la possibilità del figlio adottato o non riconosciuto alla nascita di conoscere le proprie origini biologiche. In particolare, anche per dare seguito a una sentenza con cui la Corte costituzionale ha dichiarato l'incostituzionalità della disciplina vigente, è prevista la possibilità di chiedere alla madre se intenda revocare la volontà di anonimato, manifestata alla nascita del figlio.

Il progetto passa ora al Senato.

 

"Cara mamma,
vorrei solo vederti una volta

e vorrei che tu potessi raccontarmi
la storia che mi appartiene…"

E’ l’inizio di una lettera, di una delle tante lettere che tanti figli hanno scritto e che vorremmo non leggere più. I figli della ruota…

L’Italia, assieme alla Francia e al Lussemburgo, è uno dei pochi Paesi europei che mantiene l’istituto del parto anonimo, strumento volto a garantire alla donna di poter partorire non clandestinamente, in condizioni sanitarie adeguate, senza dover per ciò subire la costituzione di diritto della filiazione.

Il nostro diritto della filiazione ha conservato, anche dopo la riforma del 1975, la regola che attribuisce la maternità, nell’ipotesi di donna nubile, alla dichiarazione di riconoscimento da parte della madre o ad un accertamento giudiziale.

L’assunzione del ruolo di madre è dunque lasciata alla discrezione della donna, la quale può avvalersi della facoltà di non essere nominata nel certificato di attestazione di avvenuta nascita, con la conseguenza che l’atto di nascita si formerà senza l’indicazione dell’identità della madre .

Al diritto all'anonimato della madre, tuttavia, si contrappone il diritto a conoscere le proprie origini del figlio, che rischia comprovate ripercussioni psicologiche dalla totale assenza di informazioni al riguardo.

Tradizionalmente, l’Italia ha sempre guardato con sfavore al diritto dell’adottato a conoscere le proprie origini: tale atteggiamento ha fatto in modo che anche la novella del 2001 sulla l. 184/1983 mantenesse intonsa la disciplina sull’anonimato della madre, nonostante il suo carattere profondamente innovativo in materia di diritto all’informazione dell’adottato. Si pensi ad esempio che solo a seguito di tale modifica normativa è stato sancito l’obbligo per i genitori adottivi di informare il figlio riguardo le circostanze della sua nascita, nonché la possibilità per l’adottato di conoscere le sue origini biologiche in alcune particolari ipotesi.

Come avvertito dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 425 del 25 novembre 2005, il vigente sistema di anonimato consente alla gestante « in situazioni particolarmente difficili dal punto di vista personale, economico o sociale, (...) la possibilità di partorire in una struttura sanitaria appropriata » assicurando che « il parto avvenga in condizioni ottimali, sia per la madre che per il figlio » distogliendo la donna dal compiere gesti irreparabili quali « interruzioni della gravidanza o soppressione di neonati » (Consiglio di Stato, IV sezione, decisione n. 3402 del 17 giugno 2003).

Dal 2008 è all’esame del Parlamento italiano un progetto di legge in materia di accesso alle origini personali. In particolare, il riferimento è alle proposte di legge C-1899 del 12 novembre 2008 e C-3030 del 10.12.2009, che prevedevano, al raggiungimento del venticinquesimo anno di età, la possibilità di rivolgersi al Tribunale dei minorenni per chiedere il consenso al superamento del segreto. Le proposte di legge C-2919 del 11.11.2009 e S-1898 del 18.11.2009 prevedevano il diritto a conoscere l'identità dei genitori quando questi fossero deceduti, irreperibili oppure quando, interpellati, avessero dato il loro consenso, nonché, in ogni caso, al raggiungimento del 40 anno di età.

Nessuna di tali proposte ad oggi ha avuto esito.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo si è pronunciata sulla compatibilità con la Convezione (in particolare, con l’art. 8 CEDU) del quadro normativo italiano che, nel caso di parto anonimo escludeva il diritto dell’adottato a conoscere l’identità della madre biologica: il giudice di Strasburgo ha rilevato una violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare da parte della legislazione italiana, che non prevedeva un adeguato bilanciamento tra il diritto alla riservatezza della madre e il diritto del figlio a conoscere le proprie origini.

Il caso Godelli insegna…

Cosa dovrebbe cambiare…

Il testo unificato delle proposte di legge C. 784 e abbinate, approvato dalla Camera, all'articolo 1, intervenendo sulla legge sull'adozione:

  • estende anche al figlio non riconosciuto alla nascita da donna che abbia manifestato la volontà di rimanere anonima la possibilità, raggiunta la maggiore età, di chiedere al tribunale dei minorenni l'accesso alle informazioni che riguardano la sua origine e l'identità dei propri genitori biologici;

  • disciplina la possibilità di accesso alle proprie informazioni biologiche nei confronti della madre che abbia dichiarato alla nascita di non volere essere nominata.

In particolare l'accesso - che non legittima, tuttavia, azioni di stato nè da diritto a rivendicazioni di natura patrimoniale o successoria - è consentito:

- nei confronti della madre che abbia successivamente revocato la volontà di anonimato;

- nei confronti della madre deceduta.

Una nuova disposizione introdotta nella legge sull'adozione disciplina il procedimento di interpello della madre, volto a verificare il permanere della sua volontà di anonimato.

Il procedimento è avviato su istanza dei legittimati ad accedere alle informazioni biologiche: l'adottato che abbia raggiunto la maggiore età; il figlio non riconosciuto alla nascita, che abbia raggiunto la maggiore età, in assenza di revoca dell'anonimato da parte della madre; i genitori adottivi, legittimati per gravi e comprovati motivi; i responsabili di una struttura sanitaria, in caso di necessità e urgenza e qualora vi sia grave pericolo per la salute del minore.

L'istanza di interpello può essere presentata una sola volta, al tribunale per i minorenni del luogo di residenza del figlio. Il tribunale, con modalità che assicurino la massima riservatezza, e con l vincolo del segreto per quanti prendano parte al procedimento, si accerta della volontà o meno della madre di rimanere anonima.

Ove la madre confermi di volere mantenere l'anonimato, il tribunale per i minorenni autorizza l'accesso alle sole informazioni di carattere sanitario, riguardanti le anamnesi familiari, fisiologiche e patologiche, con particolare riferimento all'eventuale presenza di patologie ereditarie trasmissibili.

Inoltre, è previsto anche che, decorsi diciotto anni dalla nascita del figlio, la madre che ha partorito in anonimato possa comunque confermare la propria volontà. Anche in questo caso, il tribunale per i minorenni, se richiesto, può autorizzare l'accesso alle sole informazioni sanitarie.

L'articolo 2 modifica il codice della privacy con riguardo al certificato di assistenza al parto, le cui disposizioni sono coordinate con quelle introdotte dalla riforma (in particolare, quella che prevede la necessità del decorso di 100 anni per poter accedere alla documentazione contenente i dati identificativi della madre). Il vincolo dei 100 anni viene meno in caso di revoca dell'anonimato, di decesso della madre o di autorizzazione del tribunale all'accesso alle sole informazioni di carattere sanitario.

L'articolo 3 modifica, per coordinamento, il regolamento sullo stato civile in relazione alle informazioni da rendere alla madre che dichiara di volere restare anonima. In particolare, la madre dovrà essere informata, anche in forma scritta:

  • degli effetti giuridici, per lei e per il figlio, della dichiarazione di non volere essere nominata;

  • della facoltà di revocare, senza limiti di tempo, tale dichiarazione;

  • della possibilità di confermare, trascorsi 18 anni dalla nascita, la volontà di anonimato;

  • della facoltà di interpello del figlio.

E' prevista in fine (articolo 4) una disciplina per i casi di parti anonimi precedenti all'entrata in vigore della legge: entro dodici mesi, la madre che ha partorito in anonimato prima dell'entrata in vigore della riforma, può confermare la propria volontà al tribunale dei minorenni, con modalità che garantiscano la massima riservatezza. Qualora la madre confermi la propria volontà di anonimato, il tribunale per i minorenni, se richiesto, autorizza l'accesso alle sole informazioni sanitarie. A tal fine saranno stabilite modalità di svolgimento di una campagna informativa.

Il Governo, decorsi tre anni, dovrà trasmettere al Parlamento i dati sull'attuazione della legge (articolo 5).

Vedi il Testo Unificato della Comissione.