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Nessuna violazione della libertà di espressione, garantita dall’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, da parte dello Stato che, attraverso i tribunali nazionali, procede così ad applicare una sanzione al portale che non blocca i commenti. Lo ha stabilito la Grande camera della Corte europea dei diritti dell’uomo con la sentenza Delfi contro Estonia depositata il 17 giugno (ricorso n. 64569/09, CASE OF DELFI AS v-1. ESTONIA)

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La Grande Camera, confermando il giudizio della Camera del 2013, ha respinto il ricorso di una società estone, che gestisce un portale di informazione, pubblicando articoli e notizie e consentendo l’aggiunta di commenti, senza moderazione e senza registrazione obbligatoria. . . .

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Lasciate morire Vincent Lambert

Sceglierò il regime per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio, e mi asterrò dal recar danno e offesa. Non somministerò a nessuno, neppure se richiesto, alcun farmaco mortale, e non prenderò mai un' iniziativa del genere; e neppure fornirò mai a una donna un mezzo per procurare l'aborto.”

E’ questo una parte del giuramento di Ippocrate, testo senza età, nato forse, in circoli pitagorici, che rimane uno snodo ineludibile per qualsiasi riflessione in tema di eutanasia perché mette in luce alcuni aspetti decisivi della figura del medico nell’antichità: primo fra tutti, il fatto che venisse percepito quale fornitore della comunità non solo per i farmaci curativi, ma anche per quelli letali.

L’intransigenza ippocratica si è però, sempre scontrata con la solitudine del malato incurabile o terminale. Ma Vincent Lambert lo era? No. Certamente no. Ma sembra anche che Lambert avesse dichiarato di non voler essere tenuto in vita artificialmente. . . .

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Soltanto Strasburgo rende giustizia per l'irruzione della polizia nella scuola Diaz

I colpevoli dei fatti incresciosi del G8 di Genova non sono stati puniti adeguatamente.

Molti di loro non sono mai stati identificati, a causa della scarsa collaborazione delle forze di Polizia nelle indagini. Tra gli imputati, moltissimi sono stati assolti. Pochi altri sono stati condannati a pene inadeguate alla gravità dei fatti commessi (massimo cinque anni di reclusione, irrogate per reati ‘comuni’ quali falso ideologico, calunnia, lesioni aggravate, percosse, abuso di autorità). Pene fra l’altro condonate in tutto o in parte a causa del provvedimento di indulto di cui alla l. 241/06.

Oltre al danno, la beffa.

Ma chi non ha avuto giustizia in Italia, ha potuto sentire la parola “condanna” solo da Strasburgo.

Perché la prima condanna in relazione alle violenze perpetrate dalle forze di polizia italiane in occasione delle manifestazioni contro il G8 di Genova del 200, è arrivata il 7 aprile 2015 dalla Corte EDU.

Rimane una grande amarezza: 65 anni dopo la Convenzione Ue e 31 dopo quella di New York, entrambe ratificate da un'Italia ancora inadempiente, abbiamo dato dimostrazione di un grande livello di arretratezza culturale sul piano normativo. . . .

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Maternità surrogata: l’Italia condannata dalla CEDU

Si torna a parlare di gestazione per altri e la Corte di Strasburgo condanna l’Italia.

I genitori sterili approfittano sempre più spesso dell'opzione della maternità sostitutiva per avere un figlio. Ma la maggior parte degli stati membri del Consiglio d'Europa proibisce la maternità sostitutiva, il che obbliga molte coppie ad andare oltreoceano per accedervi, come negli Stati Uniti o in India o in Russia, dove esistono cliniche specializzate per agevolare il processo di ricerca di madri surrogate per coppie sterili provenienti dall'estero. . . .

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Il diritto di visita dei nonni è garantito anche da Strasburgo

La sentenza è stata emessa dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo il 20.01.2015 (Deuxième Section – Affaire Manuello ed Nevi c. Italie - Requête n. 07/10): il ruolo dei nonni è pari a quello dei genitori, almeno per quanto riguarda il diritto di visita sui nipoti. Con la conseguenza che, in caso di separazione dei genitori, i nonni hanno il diritto ineliminabile di incontrare i minori, senza ostacoli di alcun genere, se ciò non si ripercuote in pregiudizio per gli stessi minori.

Il caso ha fatto scalpore perché questa volta a sollevare il caso sono stati due nonni e non un genitore.

C’è da fare, innanzitutto, una precisazione. . . .

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