Annullamento di una adozione, DECU CASE OF ZAIEŢ v. ROMANIA 24 March 2015

Questa è il primo caso in cui la Corte ha dovuto prendere in considerazione l'annullamento di un’adozione in un situazione in cui la madre adottiva era deceduta e la figlia adottiva aveva da tempo raggiunto l’età adulta.

Il fatto. Due ragazzine venivano adottate da una donna, cittadina rumena: la ricorrente veniva adottata all’età di 17 anni e l’altra poco dopo.

La madre adottiva muore lasciando in eredità alle due sorelle 10 ettari di foresta.

Alla morte della madre adottiva, la sorella della ricorrente, anche lei adottata, aveva contestato l’adozione dell’altra sorella, ritenendo che fosse avvenuta per soli motivi economici. Le autorità rumene le avevano dato ragione arrivando addirittura ad annullare, dopo 31 anni, il provvedimento di adozione. . . .

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Procreazione assistita: Tribunale di Milano solleva questione di legittimità costituzionale

Con il provvedimento meneghino nato da un ricorso ex art. 700 c.p.c., presentato da una coppia e con il quale si conveniva l’Ospedale Policlinico di Milano, si torna a parlare della Legge 40 e della diagnosi genetica preimpianto, anche per le coppie dichiaratamente feconde, non soggette a problematiche riproduttive, ma interessate da patologie genetiche.

Un uomo affetto da una patologia irreversibile, trasmissibile geneticamente che coinvolgeva tutto l’apparato scheletrico che voleva accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, precedute da diagnosi preimpianto, in quanto la natura della malattia avrebbe determinato un rischio di trasmissione, con mutazioni anche più gravi, nella misura pari al 50%.

Lo strumento della diagnostica genetica degli embrioni permette, infatti, di evitare l’instaurazione e la prosecuzione di una gravidanza patologica: si fa riferimento qui al fatto che la diagnosi preimpianto è, almeno attualmente, l’unico strumento biomedico mediante cui risulta possibile evitare ab origine una gravidanza indesiderata, ed evitare in tal modo eventuali interruzioni volontarie di gravidanza. . . .

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Autodeterminazione e cambiamento di sesso secondo la CEDU

La Corte di Strasburgo nella sentenza Y.Y. contro Turchia depositata il 10 marzo 2015 (ricorso n. 14793/08, AFFAIRE Y.Y. c. TURQUIE) ha dato ragione ad una cittadina turca, che aveva chiesto di sottoporsi all’operazione chirurgica per cambiare sesso.

Nella specie si trattava di un transessuale, nato donna, il quale sentiva fortemente di appartenere al genere maschile e che aveva richiesto sin dal settembre del 2005 l’autorizzazione ad effettuare i necessari trattamenti chirurgici, autorizzazione che, come detto, era stata rilasciata soltanto nel maggio 2013 da parte della Mersin District Court, dopo diversi anni di reiterati dinieghi. Era stata infatti ritenuta ostativa la disposizione di cui all’art. 40 del codice civile turco che prevede la incapacità di procreare fra i requisiti per ottenere l’autorizzazione al cambiamento di sesso. . . .

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