Procreazione assistita: Tribunale di Milano solleva questione di legittimità costituzionale

Con il provvedimento meneghino nato da un ricorso ex art. 700 c.p.c., presentato da una coppia e con il quale si conveniva l’Ospedale Policlinico di Milano, si torna a parlare della Legge 40 e della diagnosi genetica preimpianto, anche per le coppie dichiaratamente feconde, non soggette a problematiche riproduttive, ma interessate da patologie genetiche.

Un uomo affetto da una patologia irreversibile, trasmissibile geneticamente che coinvolgeva tutto l’apparato scheletrico che voleva accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, precedute da diagnosi preimpianto, in quanto la natura della malattia avrebbe determinato un rischio di trasmissione, con mutazioni anche più gravi, nella misura pari al 50%.

Lo strumento della diagnostica genetica degli embrioni permette, infatti, di evitare l’instaurazione e la prosecuzione di una gravidanza patologica: si fa riferimento qui al fatto che la diagnosi preimpianto è, almeno attualmente, l’unico strumento biomedico mediante cui risulta possibile evitare ab origine una gravidanza indesiderata, ed evitare in tal modo eventuali interruzioni volontarie di gravidanza. . . .

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Autodeterminazione e cambiamento di sesso secondo la CEDU

La Corte di Strasburgo nella sentenza Y.Y. contro Turchia depositata il 10 marzo 2015 (ricorso n. 14793/08, AFFAIRE Y.Y. c. TURQUIE) ha dato ragione ad una cittadina turca, che aveva chiesto di sottoporsi all’operazione chirurgica per cambiare sesso.

Nella specie si trattava di un transessuale, nato donna, il quale sentiva fortemente di appartenere al genere maschile e che aveva richiesto sin dal settembre del 2005 l’autorizzazione ad effettuare i necessari trattamenti chirurgici, autorizzazione che, come detto, era stata rilasciata soltanto nel maggio 2013 da parte della Mersin District Court, dopo diversi anni di reiterati dinieghi. Era stata infatti ritenuta ostativa la disposizione di cui all’art. 40 del codice civile turco che prevede la incapacità di procreare fra i requisiti per ottenere l’autorizzazione al cambiamento di sesso. . . .

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Corte europea dei diritti dell’uomo, sez. I, sent. 12 giugno 2014, Marić c. Croazia

La sentenza 12 giugno 2014, Marić c. Croazia riguarda le modalità di eliminazione di un feto nato morto presso un ospedale.

Il caso trae origine dalla vicenda occorsa a un cittadino croato, padre di un bambino nato morto nell'agosto del 2003 nel corso del nono mese di gravidanza della moglie. A seguito del parto, il ricorrente e la moglie decidevano di non portare con sé la salma del piccolo, affidando alle autorità sanitarie il compito di provvedere all'autopsia e alla susseguente sepoltura.
Effettuato l'esame autoptico, l'ospedale provvedeva all'eliminazione della salma del neonato unitamente ad altri rifiuti speciali sanitari. Il corpo era, così, trasportato presso un crematorio del cimitero di Zagabria. Dopo qualche mese, i genitori del piccolo nato morto si rivolgevano all'ospedale per conoscere il luogo di sepoltura del figlio. Non riuscivano, tuttavia, ad ottenere alcuna informazione al riguardo.

In seguito a questo rifiuto, il ricorrente iniziava parallelamente due azioni giudiziarie, in sede civile e penale, per verificare se la dismissione del cadavere del bimbo nato morto fosse avvenuta nel rispetto della legge. . . .

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Obesità come handicap secondo la Corte di Giustizia

La discriminazione basata su religione o convinzioni personali, handicap, età o tendenze sessuali può pregiudicare il conseguimento degli obiettivi del trattato CE, in particolare il raggiungimento di un elevato livello di occupazione e di protezione sociale, il miglioramento del tenore e della qualità della vita, la coesione economica e sociale, la solidarietà e la libera circolazione delle persone un’amministrazione pubblica danese.

Il caso. Il Billund Kommune assumeva il sig. Kaltoft con contratto a tempo determinato e poi con contratto a tempo indeterminato, quale babysitter, funzione esercitata per circa quindici anni. . . .

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Maternità surrogata: l’Italia condannata dalla CEDU

Si torna a parlare di gestazione per altri e la Corte di Strasburgo condanna l’Italia.

I genitori sterili approfittano sempre più spesso dell'opzione della maternità sostitutiva per avere un figlio. Ma la maggior parte degli stati membri del Consiglio d'Europa proibisce la maternità sostitutiva, il che obbliga molte coppie ad andare oltreoceano per accedervi, come negli Stati Uniti o in India o in Russia, dove esistono cliniche specializzate per agevolare il processo di ricerca di madri surrogate per coppie sterili provenienti dall'estero. . . .

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