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Nessuna violazione della libertà di espressione, garantita dall’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, da parte dello Stato che, attraverso i tribunali nazionali, procede così ad applicare una sanzione al portale che non blocca i commenti. Lo ha stabilito la Grande camera della Corte europea dei diritti dell’uomo con la sentenza Delfi contro Estonia depositata il 17 giugno (ricorso n. 64569/09, CASE OF DELFI AS v-1. ESTONIA)

Un portale di news, con finalità commerciali, che permette la diffusione di commenti che offendono la reputazione o incitano all’odio, senza procedere alla rimozione immediata, è responsabile per diffamazione.

La Grande Camera, confermando il giudizio della Camera del 2013, ha respinto il ricorso di una società estone, che gestisce un portale di informazione, pubblicando articoli e notizie e consentendo l’aggiunta di commenti, senza moderazione e senza registrazione obbligatoria. . . .

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Sul diritto dell'adottato a conoscere le proprie origini biologiche

L'Assemblea della Camera ha approvato, giovedì 18 giugno 2015, un testo unificato di alcune proposte di legge, finalizzato ad ampliare la possibilità del figlio adottato o non riconosciuto alla nascita di conoscere le proprie origini biologiche. In particolare, anche per dare seguito a una sentenza con cui la Corte costituzionale ha dichiarato l'incostituzionalità della disciplina vigente, è prevista la possibilità di chiedere alla madre se intenda revocare la volontà di anonimato, manifestata alla nascita del figlio.

Il progetto passa ora al Senato.

 

"Cara mamma,
vorrei solo vederti una volta

e vorrei che tu potessi raccontarmi
la storia che mi appartiene…"

E’ l’inizio di una lettera, di una delle tante lettere che tanti figli hanno scritto e che vorremmo non leggere più. I figli della ruota…

L’Italia, assieme alla Francia e al Lussemburgo, è uno dei pochi Paesi europei che mantiene l’istituto del parto anonimo, strumento volto a garantire alla donna di poter partorire non clandestinamente, in condizioni sanitarie adeguate, senza dover per ciò subire la costituzione di diritto della filiazione. . . .

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Sulla distinzione fra erede e legatario

Cassazione Civile, Sez. II, sentenza 24.06.2014 n. 14315 - Presidente Triola

In materia di distinzione tra erede e legatario, l'assegnazione di beni determinati deve interpretarsi, ai sensi dell'art. 588 cod. civ., come disposizione ereditaria ("institutio ex re certa"), qualora il testatore abbia inteso chiamare l'istituito nell'universalità dei beni o in una parte indeterminata di essi, considerata in funzione di quota del patrimonio relitto, mentre deve interpretarsi come legato, se abbia voluto attribuirgli singoli individuati beni. L'indagine diretta ad accertare se ricorra l'una o l'altra ipotesi, si risolve in un apprezzamento di fatto, riservato ai giudici del merito, ed è, quindi, incensurabile in sede di legittimità se conseguentemente motivato.”

Brevi considerazioni a margine della sentenza della Cassazione Civile 14315/2014 sulla spinosa distinzione fra la qualità di erede e di legatario. Ma l’accertamento è comunque riservato al giudice di merito . . .

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Lasciate morire Vincent Lambert

Sceglierò il regime per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio, e mi asterrò dal recar danno e offesa. Non somministerò a nessuno, neppure se richiesto, alcun farmaco mortale, e non prenderò mai un' iniziativa del genere; e neppure fornirò mai a una donna un mezzo per procurare l'aborto.”

E’ questo una parte del giuramento di Ippocrate, testo senza età, nato forse, in circoli pitagorici, che rimane uno snodo ineludibile per qualsiasi riflessione in tema di eutanasia perché mette in luce alcuni aspetti decisivi della figura del medico nell’antichità: primo fra tutti, il fatto che venisse percepito quale fornitore della comunità non solo per i farmaci curativi, ma anche per quelli letali.

L’intransigenza ippocratica si è però, sempre scontrata con la solitudine del malato incurabile o terminale. Ma Vincent Lambert lo era? No. Certamente no. Ma sembra anche che Lambert avesse dichiarato di non voler essere tenuto in vita artificialmente. . . .

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Parto anonimo. Atto finale sul caso Godelli

La lunga battaglia di Anita Godelli si chiude con il provvedimento del Tribunale per i Minorenni di Trieste.

Riannodiamo i fili del racconto durato due lustri e che il provvedimento in epigrafe ripercorre con lunga e pregevole motivazione, richiamando ampi stralci della sentenza CEDU che tanto ha fatto parlare di sé, non solo sulle riviste giuridiche.

La ricorrente, Anita Godelli, dopo aver attivato un iter amministrativo (Ufficio dello Stato civile) e giurisdizionale (Tribunale, Tribunale per i minorenni e Corte d'Appello) per avere informazioni sull'identità della madre, si vede negare tali notizie in applicazione dell'art. 28, comma 7 della l. 184/1983 in forza del quale è impedito l’accesso alle informazioni relative alla madre la quale abbia espresso la volontà di non divulgare la propria identità al momento del parto.

La piccola venne abbandonata dalla madre all’età di sei anni e dopo un periodo di affidamento presso la famiglia Godelli, venne dichiarata l’affiliazione dal Giudice Tutelare di Trieste.

In seguito, all’età di dieci anni, la ricorrente venne a sapere che i propri genitori non erano quelli biologici e alla richiesta di conoscere le proprie origini non ottenne alcuna risposta. Scoprì, poi, che una bambina del proprio paese, nata nella medesima data, era stata abbandonata e affidata a un’altra famiglia e suppose che fosse sua sorella gemella. Successivamente, i genitori adottivi delle bambine impedirono i contatti tra le due.

La ricorrente, dunque, affermava d’aver avuto un’infanzia difficile proprio in ragione dell’impossibilità di conoscere le proprie origini.

Nel 2006, quando la ricorrente era ormai sessantatreenne, a seguito della domanda ex art. 28 della legge n. 184/1983 all’ufficio dello stato civile per ottenere informazioni relative alle proprie origini, ottenne il proprio atto di nascita senza, però, l’indicazione del nome della madre biologica la quale non aveva prestato il proprio consenso a tal fine. . . .

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