PCT: depositare un atto senza consolle

Qualche collega mi chiede in questi giorni come mi regolo con il deposito telematico degli atti. Ho notato che vi è una lamentela generalizzata sul funzionamento della "Consolle Avvocato" e sugli altri software creati per il deposito telematico degli atti. Qualcun altro, invece, che ho sentito, aveva da depositare per la prima - e forse anche l'ultima - volta un atto, come il caso di qualche CTU o in genere ausiliari del giudice.

Ciò che emerge è che, nella sostanza, tutti ignorano cosa significhi depositare un atto sembrando che i software dedicati compiano chissà quale magia.

Tenendo a mente che tutte le cose sembrano complicate finché non le sai, mi è parso opportuno tentare di spiegare quello che so in materia di deposito, con un taglio prevalentemente pratico e con l'utilizzo del software gratuito SLpct che ho adottato quale unico definitivo software per il deposito.

Quello che so è quanto a suo tempo spiegato dagli ottimi e preparatissimi colleghi della FIIF e in primis quanto descritto dai video illustrativi del canale youtube della FIIF. Il video qui sotto, realizato dall'avv. Andrea Pontecorvo, illustra, con un esempio pratico, quanto scritto in questo post.

Questo il VIDEO.

 


Ciò che è importante capire è che il deposito telematico di un atto non è altro che l'invio di una PEC all'indirizzo corretto del sistema giustizia; la quale PEC deve avere un allegato particolare e indicare un oggetto determinato. Questo è il segreto che si cela dietro (o dentro) ogni redattore atti o consolle.

Poiché tutti sanno inviare una mail, allora capiamo che depositare un atto è veramente una cosa semplice.
Nell'invio della PEC è, tuttavia, importante avere bene a mente questi passaggi:
1) cosa invio;
2) a chi invio;
3) cosa devo scrivere nell'oggetto.

Ciò che serve, infine, per il deposito è:
a) una propria firma digitale;
b) un redattore che forma la busta telematica;
c) una casella PEC registrata al REGINDE.

 

CHE COSA INVIAMO ALLA CANCELLERIA

Si invia al tribunale una PEC senza contenuto, nulla di scritto, e con un solo allegato.
E' errato pensare di allegare il nostro bel file pdf alla PEC indirizzata al tribunale. Il deposito sarà respinto in men che non si dica, già dal sistema automatico.

L'UNICO file da allegare alla PEC è la cosiddetta BUSTA TELEMATICA.

La busta telematica è quella cosa che il redattore atti chiama non a caso "Atto.enc". Deve sempre chiamarsi in questo modo e l'unico file da allegare alla PEC diretta al tribunale per il deposito deve essere chiamato e rimanere chiamato "Atto.enc".

Non venga, quindi la tentazione di dargli un nome più significativo.

La busta telematica - da ciò il nome "busta" - contiene gli atti e documenti che vogliamo depositare, più un indice che si forma automaticamente.
Il redattore atti ha il compito di redigere questo "indice" - per la verità non è solo un indice dei file ma qualcosa di più - in formato xml (denominato "DatiAtto.xml") il quale a sua volta deve essere formato nel rispetto della normativa tecnica del processo civile telematico.
A tutto ciò pensa il redattore, non ci si deve preoccupare.

Quindi, una volta inseriti nel redattore gli atti e i documenti da depositare e dopo averli firmati con firma digitale, si chiederà al redattore di creare la busta telematica.

Il software creerà, quindi, un file che si chiamerà "Atto.enc" e, probabilmente chiederà dove si desidera salvarlo.
E' opportuno avere una certa cura nel trattare il file per l'importanza che esso ha.

La busta telematica (Atto.enc) è un file criptato, ovverossia nel momento della sua formazione un algoritmo provvede a celarne il contenuto. Se qualcuno volesse, quindi, andare a leggere il contenuto di Atto.enc non riuscirà a trovare i propri documenti ma troverà un codice illeggibile.

Un opportuno approfondimento lo si può avere leggendo la normativa tecnica e in particolar gli artt. 12 e ss. del provvedimento del Ministero della Giustizia 16 aprile 2014 che si può trovare a questo LINK.
Interessante, in particolare, per comprendere le aspettative tecniche relative alla formazione del documento da depositare e dei suoi eventuali allegati, nonché del "peso" in KiloByte della busta telematica.

 

A QUALE INDIRIZZO PEC INVIARE

Il redattore solitamente contiene tutte le PEC delle corti abilitate al deposito. E' il motivo per cui i redattori frequentemente chiedono/o effettuano direttamente l'aggiornamento.
Se si volesse andare a verificare di persona, il sito del ministero fa il caso nostro.

All'indirizzo "http://pst.giustizia.it/PST/it/pst_2_4.wp" vi è la possibilità di cercare la corte che ci interessa e trovare l'indirizzo ufficiale della PEC presso cui dobbiamo effettuare il deposito.
Gli indirizzi appartengono al dominio civile.ptel.giustiziacert.it o penale.ptel.giustiziacert.it.

 

IMPORTANTE INDICARE "DEPOSITO" NELL'OGGETTO.

Come in ogni mail, al momento dell'invio della PEC, usando il nostro usuale sistema di invio, si dovrà indicare l'oggetto.
E' importante che nell'oggetto venga scritta come prima parola "DEPOSITO" in maiuscolo e poi a seguire ciò che si vuole, come il nome delle parti o il numero di RG.

Una volta fatto ciò si può inviare ed attendere l'arrivo delle 4 risposte del sistema.
Sul significato delle 4 risposte rimando ad un interessante testo dell'avv. Rudi, anch'egli della FIIF, a questo LINK.

 

SLPCT: UN REDATTORE GRATUITO PER LA CREAZIONE DELLA "BUSTA TELEMATICA"

Premesso che ne esistono altri e hanno tutti la medesima funzione, vale a dire creare la busta telematica, per descrivere, con un esempio pratico, la procedura di formazione della busta si farà riferimento al software SLpct, facilmente rintracciabile in internet attraverso un motore di ricerca.
Il software SLpct viene così descritto dalla software-house che lo ha creato: "redattore atti gratuito per il Processo Civile Telematico, consente di effettuare il deposito degli atti telematici presso tutti gli Uffici Giudiziari italiani".

Nonostante la stessa software house precisi che "Slpct è anche parte integrante, sebbene autonoma, del gestionale per studi legali Evoluzioni SL" non va dimenticato che esso è stato realizzato su commissione della Regione Toscana con le caratteristiche della libera distribuzione e con codice aperto. Infatti leggiamo che "Il software SLpct è distribuito con licenza opensource GNU GPL 3 e può essere liberamente installato su qualsiasi PC Windows, Mac o Linux".

Scaricato ed installato sul proprio computer, dovrà aggiornare tutti i certificati dei tribunali e corti d'appello. Si dovrà, quindi, personalizzare, inserendo i propri dati, il codice fiscale, ecc. nelle apposite caselle.

A questo punto si è pronti per confezionare la prima busta.

Il campo "identificativo busta" si compila immettento a piacimento una descrizione dell'atto da depositare, come RG o nome delle parti e tipo di atto. Serve solo a memorizzarlo e a recuperarlo in un tempo successivo.

Ci sono, quindi, i vari "registri" da selezionare, come contenzioso civile, volontaria giurisdizione, ecc., il tipo di "ruolo".
Se primo o secondo grado e che tipo di parte, attore o convenuto.
La lunga lista di atti, suddivisa per fasi, dovrà essere selezionata, come ad esempio "Fase Decisoria - comparsa concusionale", ecc.
Premendo il tasto "avanti" si arriva ad ulterioriri schermate e si dovranno inserire esattamente i dati richiesti.
Importante il numero di RG e dell'ufficio ove depositare.

Fino ad arrivare ad una schermata finale adibita al caricamento dell'atto e dei documenti, nonché della firma.

In questa schermata appare, ricordiamocelo, l'indirizzo PEC della corte a cui spedire l'atto, che potrà essere copiato e incollato sul nostro programma di invio della PEC.

Verrà chiesto di impostare l'atto principale e ciò potrà essere fatto premendo il tasto "Imposta".

Potranno poi essere allegati ulteriori documenti premento il tasto "Allega".

Completata questa parte si potrà passare alla firma e alla creazione della busta telematica. Premendo il tasto "Fima e crea busta" il programma chiederà di verificare se sia tutto a posto e se deve procedere a firmare i documenti.

Si procede con il firmare con il proprio sistema di firma digitale, anche tutto per non sbagliare, e si procederà quindi, sempre nella schermata della ,firma a creare la busta telematica, premendo il tasto "Crea busta".

Creata con successo la busta telematica, SLpct chiederà dove salvare il file. Salviamolo nel nostro PC in modo ordinato e con una certa logica in modo da essere recuperato con facilità.

Esso dovrà essere allegato alla PEC da inviare alla cancelleria della corte per il deposito.

A questo punto si potrà uscire dal programma. Il redattore non serve più.