Vietati gli scherzi telefonici: intervento del Garante Privacy

Il Garante per la protezione dei dati personali è intervenuto per un fatto di rilievo nazionale, censurando uno "scherzetto" di cattivo gusto consumato da un imitatore ai datti un famoso personaggio politico.

Il caso era quello che ha visto coinvolto Fabrizio Barca, contattato da un "falso" Nichi Vendola, un imitatore, e poi trasmesso in una famosa trasmissione radio. Barca ha chiesto all'autorità garante della privacy di intervenire ordinando la cancellazione della telefonata dal sito della radio, ottenendo il provvedimento richiesto.

Il provvedimento può essere letto per esteso QUI.

 

Il caso, in verità, coinvolgeva strettamente le norme che regolano il giornalismo e la professione del giornalista. Come è noto vigono norme speciali per quella determinata attività anche in materia di protezione dei dati personali. E il dato, nuovo, che emerge è che nello svolgimento della sua attività, il giornalista non può utilizzare artifici e raggiri per raccogliere notizie che potrebbero essere acquisite con gli strumenti propri dell'inchiesta giornalistica.

E' ben vero che il Codice Deontologico dei giornalisti prevede la possibilità per il giornalista di non rendere nota la sua identità in caso in cui si appalesino probabili rischi personali opure vi sia l'impossibilità ad acquisire in altro modo le informazioni.

Ma il caso di specie nulla ha a che fare con quanto appena richiamato. Secondo il Garante le informazioni di interesse pubblico avrebbero potuto essere acquisite con gli strumenti propri dell'inchiesta giornalistica e non, invece, con il ricorso "a pratiche ingannevoli, quali il mascheramento dell'identità dell'interlocutore o la simulazione". Né può ritenersi che l'interesse pubblico renda di per sé lecito qualunque trattamento di dati a prescindere dalla liceità o meno della raccolta: sostenendo questa tesi non vi sarebbe più alcun limite nella correttezza dell'acquisizione delle notizie e qualsiasi metodo di raccolta, per quanto connotato da raggiri e artifici, verrebbe legittimato in ragione del fine da perseguire.

Ma un uguale "scherzo telefonico" si è consumato poco tempo fa anche nei confronti di Silvio Berlusconi, contattato da un finto Dino Zoff, e per molti altri casi basta fare una ricerca su un motore di ricerca per capirne la portata.

Non va dimenticato che talvolta non si è riso affatto e che lo sciocco inganno di due dj australiani, nel dicembre 2012, ha causato la morte di una infermiera. Cito ADNkronos: "Il corpo di Jacintha Saldanha, di 46 anni, venne trovato il 7 dicembre del 2012, tre giorni dopo aver inoltrato la telefonata di due dj australiani che si erano spacciati per la regina Elisabetta e il principe Carlo, ad una collega che aveva rivelato dettagli sulle condizioni della duchessa di Cambridge".

Nei social media il fenomeno è già stato inquadrato nel reato di sostituzione di persona. Si configura, infatti, il delitto di sostituzione di persona ex art. 494 del codice penale ogni qual volta si crei un determinato profilo sui social network da persona che non sia il vero titolare di quella posizione personale.

Art. 494.
Sostituzione di persona.

Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all'altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici, è punito, se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica con la reclusione fino a un anno.

Era successo, ad esempio all'onorevole Bersani, finito nel mirino dei ladri di identità. Un utente aveva creato una pagina Facebook a nome Bersani, senza autorizzazione, raccogliendo adesioni di oltre 21.000 fans in pochi giorni.

Lo ha ricordato di recente una sentenza della Cassazione Penale , sez. IV, sentenza 16/06/2014 n° 25774 dove, in particolare, si fa riferimento anche alla falsa creazione di una casella di posta elettronica spacciandosi per persona diversa.

Con la tecnologia non si scherza, potrebbe essere la morale ...