Il PCT e l'anacronistico diritto di copia su supporto diverso dal cartaceo

Ogni qual volta mi imbatto nella Tabella dei "Diritti di Copia su Supporto Diverso dal Cartaceo" scatta una reazione incerta fra il serio e il faceto, una sorta di visione estemporanea della realtà giudiziaria, puro surrealismo burocratico, tanto che mi spingo a scriverne un post.

Cosa sia il diritto di copia è noto: un diritto da pagare in marche da bollo per l'opera prestata per la produzione delle fotocopie, vale a dire il rimborso dovuto allo Stato per avere occupato un impegato delle cancellerie a fare fotocopie oltre, ovviamente, per l'uso della fotocopiatrice, della carta, toner e quant'altro. Già ci sarebe qualcosa da dire per tutti quegli uffici giudiziari (tanti) dove l'impegato proprio non fa nulla di tutto ciò ma si limita a porgere il fascicolo all'avvocato (o al collaboratore di segreteria dell'avvocato) il quale ultimo si farà a proprie spese le fotocopie pagando ugualmente, tuttavia, i diritti di copia alll'erario.

Ma non è questo l'oggetto dell'intervento.

La Tabella dei "Diritti di Copia su Supporto Diverso dal Cartaceo" è questa qui sotto:

TIPO Supporto Diritti Copie Non Urgenti Diritti Copie Urgenti
Ogni cassetta fonografica 60 min o inferiore € 3,54 € 10,62
Ogni cassetta fonografica 90 minuti € 5,31 € 15,96
Ogni cassetta videofonografica 120 min o inferiore € 5,90 € 17,70
Ogni cassetta videofonografica 180 min € 7,09 € 21,27
Ogni cassetta videofonografica 240 min € 8,86 € 26,58
Ogni dischetto informatico 1,44 MB € 4,14 € 12,42
Ogni compact disc € 295,16 € 885,48

 

E' chiaro che la formulazione originaria di questa tabella oramai risale a qualche precedente era geologica. Vorrei proprio vedere cosa succeda a depositare una "cassetta fonografica" e a chiederne copia in una cancelleria.

Le "cassette fonografiche", così come le "cassette videofonografiche" oramai da anni, ammesso di trovarne ancora una in circolazione, non hanno più supporti di lettura. Nelle case degli italiani, così come in quelle degli avvocati e dei consulenti tecnici, non esistono più i mangia-cassette, o i video tape recorder.

Il "dischetto informatico" da 1,44 MB, poi, è da ridere. Solo alcune Conservatorie dei RR.II. avevano mantenuto i propri computer con il floppy disk per permettere il deposito delle note di trascrizione elaborate con il programma Nota. E i Notai dovevano mantenere almeno un computer in sede dotato di floppy disk (oppure preso esterno con ingresso USB) per poter utilizzare tale modalità, prassi ben presto superata dall'utilizzo generalizzato delle chiavette USB. Ma si parla di anni fa. Anche in Conservatoria dei RR.II., quindi, oramai si utilizzano solo le chiavette USB.

L'avanguardia rappresentata nella suddetta Tabella dei Diritti di Copia è costituita dal "compact disk" ! Si è vero, questi esistono ancora. Ed effettivamente l'importo del diritto di copia richiesto dall'erario per un tale e unico supporto utile è decisamente "strong" per non dire "hard". Forse si poteva utilizzare anche l'aggettivo "horror": 295,16 euro per avere una copia di un CD con calma oppure € 885,48 se ti serve subito !!

Ci si chiede: ma il cancelliere lo inciderà a mano il CD per quelle cifre?

Ovviamente la tabella nulla prescrive per il deposito di una chiavetta USB (e la conseguente richiesta di copia) o di un DVD. Nulla, ovviamente, anche per una Memory card o altri possibili supporti di memorizzazione.

Nessuna distinzione, poi, fra copia semplice e copia autentica, non ponendosi neppure, il legislatore il problema del rilascio di una copia autentica di documento digitale. Sul valore del documento digitale è lo steso governo a ricordarci (questo il LINK) che "l’art. 23 del Codice dell’Amministrazione Digitale (Decreto Legislativo 7 marzo 2005, n. 82 e s.m.i.), riconosce alle copie analogiche di documenti informatici (es. la stampa di un certificato, un contratto, ecc.) la stessa efficacia probatoria dell’originale informatico da cui sono tratti se la loro conformità non viene espressamente disconosciuta (in giudizio). Diverso è il caso in cui la conformità all’originale informatico, in tutte le sue componenti, sia attestata da un pubblico ufficiale autorizzato. In questo caso, infatti, per negare alla copia analogica di documento informatico la stessa efficacia probatoria del documento sorgente si rende necessaria la querela di falso". Insomma il valore della Copia Autentica vale ancora anche per il documento digitale.

La Tabella risale a qualche anno fa, lo abbiamo detto, ma è anche vero che di recente (Legge di Stabilità 2014) si è intervenuti sul testo normativo introducendo il comma 1-bis dell'art 269 del DPR 115/2002. Con l'introduzione del Processo Civile Telematico si è posto il problema di estrarre copia dal fascicolo digitale ed in merito il comma 1-bis prescrive quanto segue:

Il diritto di copia senza certificazione di conformita' non e' dovuto dalle parti che si sono costituite con modalita' telematiche ed accedono con le medesime modalita' al fascicolo.

Immagino che nella mente di qualche funzionario ministeriale si sia posto il dubbio che ogni qual volta che l'utilizzatore di Polisweb va a prelevare o semplicemente consultare un documento si produce, per necessità tecnologiche, una copia del documento stesso nel computer del destinatario/visitatore.

E' una necessità tecnologica, abbiamo detto. E allora sarà parso, opportuno al funzionario ministeriale il "concedere" l'esenzione del diritto di copia come una specie di elargizione secondo il detto "fa di necessità virtù".

Un "diritto di copia senza certificazione di conformità" è una banale copia, una fotocopia o un identico file pdf. Noi, in ogni utilizzo di PC o altro supporto, facciamo continuamente centinaia di copie di tutto. Carichiamo nel nostro PC pagine WEB contenenti articoli dichiarati non riproducibili, scarichiamo attraverso la PEC quotidianamente files PDF contenenti dispositivi di sentenze, ordinanze e c'è da chiedersi .... dovrammo pagare dei diritti di copia?

Nell'era della musica liquida del superamento del valore del supporto rispetto al contenuti vi è necessità di superare l'antica forma mentis così come è successo (ed è tuttora oggetto di grande discussione) per il Diritto d'Autore

Vi è da aggiungere che se il diritto di copia "semplice" serve a ristorare lo Stato per l'utilizzo del tempo e strumentazione pubblica tale utilizzo, nell'era digitale, proprio non c'è. E' l'utente stesso che si va a cercare e poi a scaricare (donwlodare) direttamente il documento senza scomodare in alcun modo alcuna persona.

Quella tabella, pertanto, non solo va aggiornata ma va completamente rivista nella sua logica. La recente introduzione del comma 1-bis dell'art. 269 del TU Spese Giustizia non risolve ma anzi aggiunge dubbio al dubbio. Ivi si parla di "copia senza certificazione di conformità". Si pone, immediatamente, la domanda: e per la copia autentica? Ancora non è prevista per il documento digitale? Eppure le norme tecniche nonché la tecnologia la prevedono.

Con l'imminente entrata in vigore generalizzata del PCT è il caso di pensare a come risolvere i dubbi qui sollevati.