Ma quanto deve costare il Registro delle Opposizioni?

Mi imbatto nella lettura della Gazzetta Ufficiale n° 61 del 13-3-2013 e precisamente nel Decreto 11 gennaio 2013 del Ministero dello Sviluppo Economico intitolato "piano preventivo dei costi di funzionamento del Registro delle Opposizioni".

Scorro il testo, lo leggo e lo rileggo perché non riesco a comprendere la tabella dei costi ma alla fine ci sono: il Registro delle Opposizioni costa a carico dei cittadini 3 milioni di euro all'anno. Ah, IVA esclusa, che sia chiaro, e quindi oltre 3.500.000,00 di euro all'anno.

La cosa mi colpisce molto perché personalmente ho lottato non poco con il Registro Pubblico delle Opposizioni - per riuscire a inserire il numero del mio studio - e per il fatto che alla fine, nonostante l'avvenuta registrazione, le telefonate promozionali continuano come se nulla fosse.

Descrivo brevemente, per chi non lo sapesse, che cosa è il Registro delle Opposizioni e a che cosa seve.
Con l'entrata in vigore della normativa privacy e in recepimento di volontà europee, non è stato più possibile avere la possibilità di disturbare il cittadino a casa con moleste telefonate promozionali perché, come è noto, il trattamento dati deve essere autorizzato dal titolare dei dati, vale a dire del suddetto cittadino molestato.
Poiché è parso subito evidente che tale attività promozionale sarebbe cessata in un attimo (qual'è il cittadino che avrebbe autorizzato la chiamata telefonica?) la lobby dei media advertising, e probabilmente le compagnie telefoniche che da questo giro di telefonate hanno comunque un loro ricavo, hanno deciso di fare pressioni sulla politica affinché fosse invertito l'onere prescritto dal codice privacy ottenendo la Legge Legge 20 novembre 2009 n. 166 (un link fra altri QUI) che ha introdotto il seguente principio "L’uso dei dati presenti nell’elenco degli abbonati ai servizi telefonici per fini di marketing mediante l'impiego del telefono è consentito nei confronti di chi non abbia esercitato il diritto di opposizione, con modalità semplificate e anche in via telematica, mediante l'iscrizione della numerazione della quale è intestatario in un registro pubblico delle opposizioni".

Vale a dire che, contrariamente ad ogni altro settore dei rapporti sociali, la telefonata promozionale è un diritto prescritto dalla legge ed il relativo trattamento dati subisce una repentina quanto violenta deroga. L'inversione del principio, quindi, vuole che a fronte di un riconosciuto diritto dell'operatore della pubblicità ad effettuare la telefonata, chiunque non gradisca la suddetta telefonata dovrà segnalarlo - registrandosi - ad un registro delle opposizioni istituito per legge.

E veniamo, infine, al nostro discorso iniziale.

La domanda principale è: perché mai questa inversione dei principi privacy deve essere pagata dal cittadino e poi, quando deve pagare?

Effettivamente leggendo attentamente il decreto 11 gennaio 2013 è previsto che i costi vengano sostenuti dagli stessi operatori della pubblicità i quali devono pagare al Registro pubblico delle Opposizioni il servizio di verifica della numerazione, al fine di verificare se i numeri di telefono in proprio possesso siano registrati nel registro pubblico oppure no. E le tariffe sono, ad esempio, di 9.200,00 euro per la verifica di 1 milione di numeri telefonici. (Si badi non è che un impiegato si mette a spulciare un milione di numeri di telefono: sono procedure automatizzate effettuate da un software).

Ci si rende conto, fra l'altro, che gli incassi complessivi del Registro delle Opposizioni non sono "solamente" i 3 milioni e mezzo di euro di cui si diceva all'inizio ma si dovranno sommare anche gli incassi per il lavoro di verifica che, supponiamo, non siano irrilevanti. Sarebbe interessante andare a sbirciare il quantum ma, aimè, si tratta di fondazione e i bilanci, a quanto mi risulta, non sono depositati in camera di commercio come per qualsiasi società di capitali. E anche sul punto sorge spontanea la domanda: perché una fondazione? Forse perché non ha scopo di lucro?

Quasi 4 milioni di euro per "mantenere" un sito non per farlo. Precisamente la manutenzione del sito viene 643.000,00 all'anno mentre la spesa per l'housing dello stesso sito costa € 103.000,00. Su aruba.it la migliore soluzione housing non supera le 660,00 €/mese. Come si arriva a 103.000,00? Da ultimo il contact center, vale a dire il numero verde che non è un numero verde ma un risponditore automatizzato; 709.000,00 euro!

 

Ma come funziona questa cosa così preziosa?

A parte le vicissitudini personali (sito oscuro che cela l'unica cosa che l'utente deve fare, cioè registrarsi) basta digitare su google le parole "registro pubblico opposizioni" per verificare quanti e quali siano i giudizi di chi ha esaminato il servizio. Un servizio di fatto fallito al quale solo pochi numeri telefonici sono stati registrati.

Per non parlare degli interventi del Garante della Privacy che riscontrano sostanzialmente il mancato rispetto del diritto alla privacy da parte del cittadino, continuamente molestato dalle chiamate commerciali (una per tutte vedasi "Prescrizioni del Garante per le chiamate a carattere commerciale cd. mute" del 6 dicembre 2011)

Non sarebbe il caso di cancellarne l'esistenza e ritornare ai principi del Codice della Privacy?