Sicurezza e la gestione delle Password in ufficio - I parte

E' un vecchio discorso, ma ogni tanto vale la pena riaffrontarlo.

Quanto sono sicure le nostre password, quelle che usiamo in ufficio e quando accediamo ai servizi on-cloud, oppure entriamo nelle nostre pagine dei social? Quanto impiega un malintenzionato ad aprirci i nostri contenitori, le nostre piccole casseforti dove sono custoditi dati, immagini, magari dati sensibili o economicamente rilevanti?

E' chiaro, nessun sistema informatico è sicuro al 100%, questo lo hanno dimostrato gli ultimi 10 anni di attacchi hacker, ma almeno cerchiamo di rendere difficile la vita a chi vuole accedere ai nostri dati.

Allora: quanto è sicura la nostra password? Il Codice della Privacy impone un limite si sicurezza, nel famoso Allegato B, qualora prescrive che "la parola chiave, quando è prevista nel sistema di autenticazione, è composta da almeno otto caratteri oppure, nel caso in cui lo strumento elettronico non lo permetta, da un numero di caratteri pari al massimo consentito". Fra parentesi .... è chiaro che il nostro buon vecchio Codice della Privacy denota ormai i suoi ben 10 anni. . . .

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Spot dell'Autorita' Garante Privacy sull'uso dei dispositivi mobili

ll Garante per la protezione dei dati personali ha di recente pubblicato, sul servizio youtube, un filmato educativo per sensibilizzare gli utilizzatori sulle potenziali violazioni delle norme a tutela dei dati personali, nelle quali si può incappare quando si fa uso dei dispositivi mobili, smartphone e tablet.

Il breve filmato, piacevole sotto ogni punto di vista, ci avvisa che nella memoria di smartphone e tablet è conservata una grande quantità di informazioni personali spesso delicate, quali foto, filmati, messaggi, dati telematici o la posizione geografica in cui ci si trova in ogni istante della giornata. Questi dati potrebbero essere rubati o, in ogni caso, concessi "al pubblico" forse nella totale inconsapevolezza dell'utilizzatore del dispositivo mobile. . . .

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La sottoscrizione di un Contratto Telematico.

 

Questioni “filosofiche” sulla manifestazione di volontà.


L'Information Tecnology ha radicalmente trasformato il mondo ed i rapporti sociali. Ha drasticamente ridotto i tempi di elaborazione e di trasporto dell'informazione ed ha annullato i confini nazionali. Certo, anche prima di Internet, era possibile stipulare un contratto fra persone residenti in paesi molto lontani, con una semplice telefonata. Laddove non fosse richiesta la forma scritta ad substantiam o ad probationem, sempre che fosse chiara la legge applicabile, quella telefonata vincolava le parti in modo giuridicamente valido ed efficace.

Le pagine Web (meglio parlare di pagine Web o Siti perché parlare genericamente di Internet è fuorviante in quanto Internet è qualcosa di più che un insieme di siti con interfaccia grafica) permettono, tuttavia, un automatismo prima inimmaginabile. Le peculiari caratteristiche della contrattazione telematica consistono in particolare: . . .

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Ma quanto deve costare il Registro delle Opposizioni?

Mi imbatto nella lettura della Gazzetta Ufficiale n° 61 del 13-3-2013 e precisamente nel Decreto 11 gennaio 2013 del Ministero dello Sviluppo Economico intitolato "piano preventivo dei costi di funzionamento del Registro delle Opposizioni".

Scorro il testo, lo leggo e lo rileggo perché non riesco a comprendere la tabella dei costi ma alla fine ci sono: il Registro delle Opposizioni costa a carico dei cittadini 3 milioni di euro all'anno. Ah, IVA esclusa, che sia chiaro, e quindi oltre 3.500.000,00 di euro all'anno.

La cosa mi colpisce molto perché personalmente ho lottato non poco con il Registro Pubblico delle Opposizioni - per riuscire a inserire il numero del mio studio - e per il fatto che alla fine, nonostante l'avvenuta registrazione, le telefonate promozionali continuano come se nulla fosse.

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Corte di Giustizia Europea e il divieto di riproduzione in live streaming

Le imprese televisive possono vietare la ritrasmissione via internet delle loro emissioni.
Lo ha deciso la Corte di giustizia europea, chiamata a decidere su una controversia tra diverse emittenti televisive britanniche la societa' TVCatchup (TVC), il cui sito permette ai suoi utenti di ricevere "live", in streaming, i programmi gia' trasmessi in chiaro dalla televisone britannica.

Nella sentenza si legge che "ogni trasmissione o ritrasmissione di un'opera mediante l'uso di una specifica modalita' tecnica deve essere, in linea di principio, individualmente autorizzato dal suo autore".

Ai sensi del diritto europeo le "emittenti originali" sono gli autori, che posseggono quindi "il diritto esclusivo di autorizzare o vietare qualsiasi comunicazione al pubblico delle loro opere" ha concluso la Corte. . . .

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